Medinamica®,
Guida pratica al ricordo di sè
Approfondimenti e studi scientifici sulla meditazione
Articoli di Sauro Tronconi:
IMPARARE A MEDITARE NEL "QUI ED ORA"
Meditazione non è concentrazione.
Meditare significa espandere, ed è l'esatto contrario di concentrazione. Questa confusione genera un grande fraintendimento e per l'uomo comune meditazione e concentrazione sono quasi sinonimi. Tutte le tecniche che portano ad una concentrazione più profonda contribuiscono a renderci sempre più chiusi. Concentrandoci su qualcosa escludiamo l'interezza dell'esistenza, creando sempre più divisione e, restringendo sempre più la nostra consapevolezza il risultato sarà provocare forti tensioni dentro di noi. L'utilità della concentrazione è limitata al lavoro scientifico dove incanalare tutta la nostra attenzione verso un problema può escludere tutto il resto e quindi rendere più veloce i tempi della soluzione. Il meditatore non è un uomo di concentrazione, è un uomo di consapevolezza che mira ad espandere la propria coscienza, non a restringerla. L'espansione della coscienza ci permette di essere consapevoli contemporaneamente a più livelli, ma questo non esclude la capacità di concentrarsi quando questo è necessario per risolvere un problema. Il Ricercatore che sperimenta la meditazione si disidentifica dalla mente e dal corpo imparando ad osservarli. Questo distacco permette un utilizzo migliore delle nostre potenzialità e soprattutto un immediato allentarsi di quelle tensioni che la mente, immersa e identificata con se stessa, attraverso il continuo sommarsi di pensieri, emozioni e desideri, produce. Molti sono i luoghi comuni legati alla Meditazione. Non occorre assumere atteggiamenti straordinari o andare in solitudine in cima all'Himalaya; la Meditazione è qualcosa di semplice che deve accadere durante la vita di tutti i giorni, perché è legata all'osservazione, all'attenzione e alla rimembranza di sé. Vi sono migliaia di tecniche di Meditazione che appartengono alla storia dell'evoluzione. L'uomo nel corso dei millenni ha radicalmente cambiato la propria esistenza ed è ovvio che una tecnica che era perfettamente adatta ad un ricercatore dei tempi di Buddha non lo è più per l'uomo contemporaneo. Certo il fine è sempre il raggiungimento di uno stato meditativo, ma la tecnica deve necessariamente essere diversa. Ogni tempo ha creato nell'uomo una mente diversa, ed i grandi Maestri del passato lavoravano ognuno sul loro presente, a volte addirittura variando o creando tecniche adatte solo ad un determinato individuo. Non credo ai prodigiosi effetti procurati dalle tecniche di massa, o da quelle tramandate da millenni: ogni individuo è unico e straordinario, e vive in un preciso momento storico. Il ricercatore non può assolutamente prescindere da questo. All'inizio di una pratica di meditazione si deve avere un po' di pazienza, poiché occorre ritrovare un linguaggio profondo che ci permetta di riunirci alla nostra interiorità e osservare i nostri automatismi, i nostri stati di trance quotidiani. In seguito, quando la comprensione esperienziale comincia a farsi strada nella nostra coscienza e la consapevolezza ed il rilassamento compaiono, non ci si perde più e si diventa Maestri di se stessi, uomini liberi. Credo che sarebbe opportuno insegnare a meditare nelle scuole e ancora prima, quando il bimbo inizia a parlare e a comunicare, usando tecniche che uniscano il gioco alla meditazione: questo porterebbe ad un salto di qualità straordinario nella consapevolezza di questo pianeta. La meditazione e la progressiva consapevolezza ci portano nell'immediato ad essere felici, padroni della nostra vita, in armonia con noi stessi, con gli altri e con ciò che ci circonda. Penso che noi occidentali, in questo preciso momento, dobbiamo elaborare metodi innovativi di Meditazione, perché mai come in questo momento storico la mente ci costringe in uno stato di forte condizionamento. L'orientamento del mio lavoro negli ultimi quindici anni è stato proprio quello di ricercare nuove e appropriate tecniche ed i risultati sono stati degni di nota. Ho potuto riscontrare un aumento dello stato di attenzione generale, un'osservazione diversa del proprio corpo nell'ottica della prevenzione, un forte calo dello stato di stress, una maggiore capacità di risolvere i problemi quotidiani, una partecipazione più intensa e positiva all'esistenza. Ma soprattutto quello che ho notato in tantissimi individui è stato un innalzamento nella qualità della propria vita ed una presa di responsabilità individuale. Per iniziare ad entrare nella meditazione si può utilizzare questa semplice tecnica preparata per adattarsi perfettamente a noi occidentali; è molto semplice ed agisce contemporaneamente a più livelli di consapevolezza, portando lo sperimentatore ad uscire senza sforzo dall'automatismo quotidiano. E' opportuno perseverare, in maniera rilassata, nell'applicazione di questa tecnica che deve essere praticata durante le attività quotidiane per 5 minuti al giorno. La consapevolezza si accumula, così anche un tempo limitato è sufficiente ad ottenere risultati apprezzabili. All'inizio l'applicazione della tecnica potrà sembrare complicata, ma in seguito si rivelerà assolutamente naturale. L'importante è non scoraggiarsi, la costanza nell'applicazione è fondamentale. Ho chiamato questa tecnica "I quattro livelli di consapevolezza" poiché procede, appunto, con quattro livelli contemporanei di attenzione. Inizialmente il ricercatore cadrà automaticamente nella inveterata abitudine mentale alla concentrazione: non c'è da preoccuparsene, è sufficiente non dare energia ad un conflitto con la mente ma procedere con la tecnica: questa porterà gradualmente in uno spazio di attenzione consapevole. Per avere un effetto rapido e incisivo questo metodo va inserito nella vita di tutti i giorni, non occorre cambiare ciò che si fa abitualmente. Non è importante la cosa in sé, ma la qualità con cui questa cosa viene fatta.
1° livello ATTENZIONE ALLA MACCHINA CORPO
Iniziate, quando siete soli, a rallentare per pochi minuti tutti i vostri movimenti automatici, dando un'attenzione totale al corpo, ad ogni suo più piccolo movimento. Osservate la vostra mano che si muove, le articolazioni delle dita: anche un fatto automatico come il camminare acquista una dimensione diversa. Fate quindi i vostri movimenti abituali al rallentatore, cambiate il tempo. Osserverete che cambiando il tempo del vostro corpo cambia anche quello della mente e delle emozioni. Il tempo è una chiave molto importante per uscire dall'automatismo. Quando iniziate a sperimentare fatelo mentre siete soli; dopo pochi giorni vi consiglio di provare in mezzo agli altri, senza rallentare i movimenti, ma cercando di mantenere l'attenzione sulla "macchina corpo" nelle attività normali.
2° livello ATTENZIONE ALLE PRINCIPALI TENSIONI
Sprechiamo tantissime energie lasciando che il corpo mantenga automaticamente delle tensioni nel nostro fisico. Il nostro inconscio è come una spugna che assorbe tutto e ciò che assorbiamo spesso si accumula e trasforma, anche fisicamente, il nostro corpo. Dando attenzione, e quindi avendo coscienza di questi blocchi ne alteriamo l'automatismo. Iniziate anche qui in solitudine. Stendetevi e portate l'attenzione alla bocca, lasciate che si socchiuda ed osservate il vostro respiro senza alterarlo immaginando che scenda nella pancia. Rilassate la pancia. Scendete con l'attenzione alla zona pelvica e lasciate che il pavimento pelvico si abbassi, rilassate il sedere. Risalite con l'attenzione lungo la schiena soffermandovi sulla zona lombo-sacrale sino ad arrivare alle spalle ed all'attaccatura con il collo, date a questi punti il permesso di rilassarsi. Dovete comprendere che la cosa importante non è il rilassamento ma l'attenzione a questi punti. Quando vi sentite pronti iniziate a sperimentare questo livello di attenzione mentre svolgete le vostre attività quotidiane.
3° livello ATTENZIONE SENSORIALE A 360°
Questo è il livello che dà più risultati in breve tempo e che ci fa comprendere quanto sia limitata la nostra attenzione, e come siamo automatici nel meccanismo mentale della concentrazione (concentrazione oltretutto improduttiva). Si può applicare a tutti e cinque i sensi, vi consiglio all'inizio di usare quello della vista. Anche per questa tecnica è meglio iniziare a sperimentare da soli, si può fare nel proprio spazio privato, ma se siete all'aperto i risultati sono migliori. Tenete gli occhi aperti, in continuo movimento, impedendo così alla mente di soffermarsi sui particolari, cercate di mantenere una visione di insieme in trasformazione continua. Potete muovere anche la testa per ampliare il campo visivo, lasciate che le cose entrino dentro di voi, espandetevi . Inizialmente questo cambio veloce vi darà l'impressione di non mettere a fuoco ciò che vedete, di aumentare la confusione, ma poi sperimenterete un aumento percettivo notevole. Inizierete ad osservare il meccanismo dello stato di trance, gli occhi si fissano su un oggetto e voi perdete tutto il resto, nell'osservazione a 360° dovete coscientemente osservare ed impedire questo meccanismo. Appena vi sentite pronti iniziate a sperimentare l'attenzione visiva in mezzo agli altri, nelle attività quotidiane, in breve comincerete a fare piccole ma interessanti scoperte.
4° livello IL TESTIMONE
Siedi e osserva. L'osservazione è la base di moltissimi metodi orientali ad esempio nel Taoismo il tempio viene chiamato "Kuan" (luogo di osservazione) e l'essere umano è considerato un tempio. Un pensiero Zen dice: "Nell'istante in cui parli di una cosa essa ti sfugge". Questa parte della tecnica è, per noi occidentali totalmente immersi e identificati nel processo mentale, decisamente la più difficile da applicare. Diviene estremamente semplice se usiamo quello che abbiamo a disposizione: il nostro immaginario. Sedetevi, chiudete gli occhi ed iniziate a giocare con il vostro fantastico. Inizialmente vi servirete della mente come trampolino, per creare un punto di osservazione diverso ed iniziare ad essere Testimone. Immaginate di stare a sedere su una montagna o una scogliera a guardare lo spazio dinanzi a voi e visualizzate i pensieri, tutto quello che si forma nella mente, come nuvole o gabbiani che ci scorrono davanti. Tutto può passare in questo cielo interiore: i rumori esterni, il corpo che si muove, la respirazione, le emozioni, il piacere, il dolore. Non desistete se vi sembrerà di non riuscire, i risultati non tarderanno. Anche per questo livello quando vi sentite pronti uscite fuori cercando di mantenere l'attenzione sull'osservazione di quello che accade. Se avrete applicato costantemente i primi tre livelli in precedenza, vi accorgerete che il quarto accadrà quasi spontaneamente.
Quando avrete sperimentato singolarmente tutti e quattro i livelli, cercate di applicarli in contemporanea; inizialmente non sarà immediato, accadrà a sprazzi o alternandosi, ma se vi rilassate diverrà in breve tempo naturale ed i risultati vi stupiranno. Cambierà la qualità della consapevolezza nella vostra vita. Il cambiamento vi stupirà.
Questo tentativo di applicare i quattro livelli di consapevolezza contemporaneamente è la sincronia che porta inevitabilmente energia ad un centro coordinatore di lavoro su sé stessi, sviluppando e dando energia al testimone ed aumentando quello che Gurdjieff chiama il centro magnetico. Il primo livello, macchina-corpo, interviene sul centro motore istintivo, il secondo livello, allentare le principali tensioni, porta coscienza al centro emozionale istintivo, terzo livello attenzione visiva, porta coscienza al centro intellettuale istintivo. La sincronia permette di creare un centro super-partes cioè il quarto livello di consapevolezza, quello che gli orientali chiamano il Testimone e che attraverso pratiche, a volte complesse per noi occidentali, portano ad un livello di coscienza consapevole e allo sviluppo delle nostre facoltà superiori. Questo testimone, è il quarto livello ed è quello che state già facendo perché lo sforzo dei tre livelli, della sincronia dei tre livelli sta portando attenzione al quarto livello.
Il quarto livello è il vostro sforzo di sincronizzare questi tre centri, centri che funzionano automaticamente nell'uomo inconsapevole producendo uno stato di confusione e di incapacità di gestire il proprio corpo-coscienza. Il corpo-coscienza è una macchina molto complessa che non conosciamo e non osserviamo nella maniera giusta, perché la nostra impostazione scientifica e razionale ci dà una visione molto grossolana della macchina corpo. Siamo degli esperti nell'osservazione dei meccanismi di regolazione della sintonia grossolana dell'organismo, ma ci sfugge il senso della vita. Che cos'è che fa vivere il corpo-coscienza? Che cos'è che, quando se ne va, fa diventare il nostro corpo un sacco vuoto senza possibilità di resuscitare? Nell'uomo automatico vi è una memoria che funziona come la matrice di un disco, ma purtroppo è molto labile, una memoria legata solamente agli stati di attrito, che sono gli unici che rimangono fortemente impressi nella memoria. Nell'uomo consapevole lo sforzo, l'attenzione contemporanea a tutto quello che ci sta intorno più quello che è dentro di noi, creano una matrice più profonda nella memoria. Un individuo che ha vissuto tutta la sua esistenza in maniera automatica, avrà dei ricordi coscienti per lo più legati a stati di attrito, e spesso anche questi pochi ricordi sono modificati dalla percezione in stato di trance. Anni e anni di vita sono scomparsi....mentre vivere con consapevolezza porta ad approfondire lo stato di percezione in maniera costante e continua, e soprattutto di esserci quando accadono le situazioni della nostra esistenza. Siamo qui, non da un'altra parte, siamo tutti qui e ora. Questo tempo, questo presente sta vivendo, in questo presente sta accadendo la vita. Questo presente è l'immortalità. Ci sono rimaste poche situazioni al mondo dove si fa veramente lavoro sulla coscienza. Pochi posti dove si lavora semplicemente sul risveglio. L'uomo risvegliato è pericoloso, estremamente pericoloso. E' un uomo che si muove, esiste, non è facilmente condizionabile, agisce, non reagisce. L'uomo meccanico ha una visione talmente limitata della realtà, l'uomo meccanico è talmente triste e condizionabile. E si possono osservare questi uomini, camminando per la strada, seguire ottusamente tutti i condizionamenti più o meno occulti della nostra epoca. Li si può vedere nel loro fraintendimento. Non sono nel presente. Hanno un disperato bisogno d'amore ma non riescono e non possono provarlo perché non sono mai nel punto giusto quando accade. Pensano continuamente al passato per fare progetti per il futuro. Un lavorio continuo della mente che non permette loro di essere mai nel presente.
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L'AUTOCONSAPEVOLEZZA E L'INTELLIGENZA EMOTIVA
Già Aristotele nell'Etica Nicomachea spiegava che il problema non risiede nello stato d'animo in sé, ma nella consapevolezza dell'emozione e della sua espressione. Il punto è: "come portare la consapevolezza nelle nostre emozioni?", ma anche: "come trasformare le emozioni in consapevolezza?". L'intelligenza emotiva è la scoperta scientifica dell'acqua calda. Ci sono ancora persone che sostengono che il QI (quoziente intellettivo) sia un dato di fatto genetico che non si può cambiare in base all'esperienza, e che considerano il destino immodificabile e influenzato da tali presupposti. Le esperienze della vita, sin dai tempi di Aristotele ci danno risposte completamente diverse. Cosa accade quando persone con un elevato QI falliscono e quelle con QI modesti hanno risultati ottimi? L'osservazione sul campo ci dimostra chiaramente che i risultati maggiori sono ottenuti da chi riesce ad usare consapevolmente lo strumento di precisione più efficace che la natura ci ha dato: le emozioni . Cosa sono le emozioni ? Analizziamo l'etimologia della parola emozione, dal latino 'exmovere' muovere via. Il dizionario recita: sentimento accompagnato da attivita motorie e ghiandolari come ad esempio la paura, l'ira, la gioia. Possiamo definire le emozioni una interfaccia molto complessa tra noi e la realtà oggettiva. Le emozioni sono lo stimolo, la traduzione e la reazione allo stesso tempo, dell'insieme di quello che ci accade nel presente. Le emozioni sono anche una chiave di accesso al tempo. Una chiave di lettura della relatività del tempo. Il tempo si può dilatare enormemente all'interno di una data emozione, oppure l'esatto contrario con un altra. La paura ad esempio, da sola o associata al dolore può, in determinate condizioni, trasformare gli istanti in un tempo molto lungo, al contrario l'amore associato al piacere trasforma le ore in secondi. E' anche vero che con alcune pratiche, come la meditazione, si impara a non essere identificati con le proprie emozioni, ma questo non vuol dire cancellarle o reprimerle, ma viverle senza che la mente se ne appropri trasformandole in fantasie, desideri o aspettative. Attraverso la meditazione e il lavoro su se stessi si arriva alla condizione ottimale e il tempo riacquista una dimensione oggettiva, non legata ai condizionamenti della mente automatica. Le emozioni sono la chiave di accesso al tempo e alla consapevolezza oggettiva. Da sempre tutte le tradizioni religiose hanno posto l'accento sull'osservazione delle proprie emozioni per trascendere l'illusione e il desiderio che coinvolgono automaticamente il nostro corpocoscienza. Molto spesso si è fatto un uso degenere di tali pratiche, finalizzandole al controllo anziché all'evoluzione dell'individuo, ad esempio trasformando l'osservazione delle emozioni in repressione. Imparare ad osservare le emozioni senza farsi assorbire aiuta indubbiamente ad essere più lucidi e consapevoli, lasciarle fluire senza schiacciarle ci dà forza ed energia, accettare l'alternanza della gioia e del dolore godendo e utilizzando tutte le nostre esperienze, porta energia all'interno, invece di sprecala inutilmente, crea motivazioni transpersonali alla nostra esistenza. Imparare ad osservare le emozioni ci fa uscire dall'automatismo del nostro piccolo ego, aprendo orizzonti molto più vasti, facendoci entrare in un universo ricco di opportunità. Vivere le emozioni, soprattutto, allarga il nostro tempo. Secondo le scuole di consapevolezza che fanno capo al nome generico di Quarta via, il lavoro di risveglio ed ampliamento dei propri centri e facoltà interiori passa soprattutto dall'imparare ad osservare le proprie emozioni e soprattutto le emozioni negative. Esse sono considerate il massimo dell'automatismo e a ragione, essendo le emozioni il trasformatore in tempo reale della realtà oggettiva in realtà psicologica. Essere in preda a questo tipo di reattività automatica è estremamente distruttivo per se stessi e per gli altri. Tutte le emozioni come la rabbia, la gelosia, l'indignazione, l'autocommiserazione e la noia sono di carattere negativo e sono i puntelli principali utilizzati automaticamente dalla falsa personalità per impedirci di vedere e di accettare la situazione oggettiva. La base delle emozioni negative è sempre l'immaginazione e l'identificazione. Immaginazione è qui intesa come stato di sogno ad occhi aperti con conseguente spostamento in virtuale della realtà oggettiva, che porta a non vedere le occasioni che si presentano e vanifica le opportunità che ci offre l'esistenza, essa è ovviamente il contrario dell'essere presenti condizione ideale per essere in grado di sfruttare tutto il potenziale emozionale positivo e la creatività. Le emozioni negative automatiche sono basate anche sull'identificazione e producono di conseguenza frustrazione e sofferenza, innescando una serie di proiezioni esterne e attribuendo il proprio senso di identità a cose o persone che sono esterne al vero e proprio sé. Questo tipo di approccio esistenziale dovrebbe essere materia di studio per i bambini sin dalla più tenera età. Nella nostra società invece questo aspetto è completamente ignorato, lasciando gli individui nella più completa barbarie emozionale, con un aumento esponenziale della violenza e della rabbia determinato dalla miscela esplosiva composta dai desideri insoddisfatti e dalla repressione. Troppi disturbi psichici e fisici derivano dal controllo forzato delle proprie emozioni che una volta palesate renderebbero evidente la vera essenza della persona. Voler apparire qualcuno, mettere una maschera per apparire ciò che non si è, vuol dire reprimere le vere emozioni per mostrarne altre che non si provano veramente. E' un reprimere le emozioni talmente forte che porta a nasconderle così bene nel nostro inconscio, creando enormi blocchi nella psiche e nella corazza muscolare o meglio nel nostro sistema psicofisico. In questo mondo di apparenza e immagine il risultato di questa operazione di controllo è un'insoddisfazione generale nei casi più lievi, malattie e profonde psicosi in quelli più gravi.
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Stampa italiana
LA REPUBBLICA - DOMENICA 29 GENNAIO 2006
[Ricerca USA] [I punti] [Le onde celebrali] [L'esperto]
Esercizio utile anche contro lo stress. Le onde gamma fanno invecchiare meglio e riducono il rischio di malattie.
MEDITARE RAFFORZA IL CERVELLO
ECCO I SEGRETI DELLA MENTE
RICERCA USA: L’AREA CEREBRALE DIVENTA PIU’ GRANDE
Meditare fa bene al cervello e aumenta le capacità intellettive. Sono tante le definizioni di meditazione, perché diverse sono le meditazioni, ma una cosa che le accomuna c’è, ed è arrivata dalla ricerca scientifica. L’ha scoperta un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School di Yale e del Massachusetts Institute of Technology.
La gente che medita vede crescere il proprio cervello, un fenomeno che non succede a chi non medita. Ma c’è di più. Scannerizzando il cervello i ricercatori hanno osservato che le parti che aumentano in spessore sono quelle addette all’attenzione a ai processi sensoriali che arrivano dall’esterno. All’interno della materia grigia poi, lo spessore aumenta maggiormente nelle persone adulte rispetto a quello più giovani.
Questo è davvero interessante, sostengono i ricercatori, perché di solito questa sezione del cervello umano normalmente rimpicciolisce con l’età. In altre parole è come se nelle persone anziane la meditazione fosse in grado di far tornare attive quelle parti del cervello che lo sono soprattutto in tenera età.
Spiega Sara Lazar, responsabile della ricerca: “ i nostri dati portano a sostenere che la pratica della meditazione, conferisce non solo l’aumento della materia grigia, ma anche elasticità alla corteccia cerebrale degli adulti in aree importanti per l’apprendimento, i processi emotivi e per lo star bene”.
Secondo i ricercatori questa scoperta si conforma ad altre ricerche che avrebbero dimostrato che la meditazione ispessisce le aree del cervello di chi pratica musica, di chi impara molte lingue.
Ma come si è giunti a queste conclusioni?
I ricercatori hanno scannerizzato il cervello di 20 persone – alcune delle quali che facevano meditazione da vari decenni altre da un solo anno – e lo hanno confrontato con 15 che non l’avevano ma praticata. Per misurare il livello di meditazione che i partecipanti erano in grado di raggiungere veniva chiesto loro, durante la scannerizzazione del cervello, di provare a meditare solo su ciò che gli capitava attorno ad essi durante le analisi, senza utilizzare particolari metodi di mantra ossia senza usare quei suoni che emessi, secondo la meditazione buddista, sono in grado di liberare la mente dai pensieri.
Spiega Lazar: “Se i partecipanti all’esperimento sentivano un rumore essi dovevano ascoltarlo, piuttosto che pensare ad esso. Se non succedeva nulla, dovevano porre attenzione al loro respiro. In altre parole essi non dovevano elaborare pensieri”.
Questa fase di studio durava circa 40 minuti, durante i quali la profondità della meditazione veniva misurata attraverso il rallentamento del respiro. Alle persone invece, che non praticavano meditazione veniva chiesto di abbandonarsi ai loro pensieri come facevano quando si rilassavano,
Usando questa base comune la ricerca ha concluso che l’aumento della materia grigia per chi fa meditazione va dagli 8 ai 16 millesimi di centimetro, in rapporto a quanto tempo, trascorre durante la sua vita a meditare.
“Questo dimostra che l’aumento di materia grigia non dipende unicamente dalla meditazione in sé, ma anche da quanto tempo si trascorre in meditazione e quanto è profonda”, ha sottolineato Lazar. Questi risultati tuttavia, sono solo il punto di partenza della ricerca. “Perché in chi medita il cervello aumenta di volume? La meditazione produce una maggiore connessione tra le cellule o un maggiore afflusso di sangue al cervello? Il comportamento delle persone cambia? E soprattutto: con la meditazione si può rallentare l’invecchiamento? Queste sono solo alcune delle domande a cui ora vorremmo dare una risposta, ma per questo sono necessari molti esperimenti i tempi non saranno certo brevi”.
Luigi Bignami
L'aumento della materia grigia varia da 8 a 16 millesimi di millimetro
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Normalmente queste zone tendono a ridursi con l'avanzare dell'età
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I PUNTI
GLI SCOPI:
Rallentare il flusso dei pensieri e controllarli in modo da incanalare e concentrare l’attività cerebrale.
BUDDISMO:
La meditazione buddista ha come fine l’illuminazione: bhavana, traducibile come sviluppo mentale.
OCCIDENTE:
Nel cristianesimo è una forma di preghiera interiore: si fa di mattina presto, prima d’ogni altra attività.
NEW AGE:
Capacità mentale che favorisce un percorso interiore e strumento per la piena coscienza di se stessi.
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Tranquillità:
Esercizi prolungati attivano l’area prefrontale sinistra della corteccia cerebrale – poste sotto la tempia – aumentando così la sensazione di benessere e diminuendo l’ansia.
Allenamento:
Attraverso un’attività regolare si possono portare benefici permanenti al cervello; nei monaci tibetani si è riscontrata una maggiore attività della corteccia prefrontale sinistra.
Onde Gamma:
Nei momenti di massima concentrazione il cervello emana grandi quantità di onde gamma, che sono associate all’attività cerebrale correlata alla risoluzione di più problemi contemporaneamente
Concentrazione:
Le persone che svolgono professioni legate all’attenzione e alla concentrazione – come musicisti e linguisti – si nota l’inspessimento nell’area destra della corteccia cerebrale
Invecchiamento:
Grazie all’aumento dei neuroni nelle aree legate all’attenzione, le persone abituate a meditare aumentano le possibilità di farle tornare attive, e riducono i rischi delle forme di demenza senile
Malattie:
La capacità attraverso la meditazione di ridurre i livelli di stress, produce benefici anche sul sistema immunitario, legato alla tensione emotiva psicofisica e all’insorgere di malattie
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EVOLUZIONE
Test effettuati in università USA hanno riscontrato differenze celebrali tra studenti e monaci buddisti
MIGLIORAMENTI
Studio effettuato con la risonanza magnetica ha dimostrato che la meditazione allunga la vita
CUORE PIU' SANO
La pratica costante della meditazione ridurrebbe di un terzo le morti per problemi vascolari
SIMILITUDINI
Confronto tra suore che recitano il rosario e monaci: questi ultimi riducono di più lo stress
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LE ONDE CELEBRALI

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L’ESPERTO
La professoressa Orofino: bene le tecniche orientali, ma senza dimenticare la nostra cultura
“ALLARGA I CONFINI DELLA CONOSCENZA”
ROMA
“ Con i nostri esperimenti scientifici verifichiamo che la mente ha capacità che non sospettiamo”, spiega Giacomella Orofino, docente di Civiltà e Religioni indotibetane all’Orientale di Napoli.
- Cosa pensa di questa ricerca?
“ E’ plausibile: ho avuto spesso contatto con monaci tibetani e indiani che praticano la meditazione, hanno una condizione mentale diversa da quella comune”.
- E’ possibile dare una definizione di meditazione?
“ E’ un termine molto generale, comprende cose diverse, possiamo comunque dire che la meditazione parte dal principio che la mente ha diversi livelli, la mente intellettuale è solo una parte della mente umana, la meditazione pota ad abbandonare l’idea che la concettualizzazione sia l’unica manifestazione dell’uomo, invece può portare ad una percezione illusoria”.
- Che cosa fa la persona che medita?
“Segue un imperativo che poi è anche nella nostra cultura dai tempi di Socrate: conosci te stesso. Il primo stadio è dunque l’introspezione, l’attenzione al proprio flusso mentale, La nostra mente può essere concepita come un bicchiere di acqua sporca, ci sono immagini, pensieri, ricordi, tutto questo in una magma confuso. Meditare è lasciar sedimentare questa confusione e arrivare all’acqua limpida, alla condizione più pura e autentica dell’uomo”.
- Per fare questo ci sono diverse tecniche?
“Si, c’è la visualizzazione, la concentrazione su un oggetto, il controllo della respirazione secondo il principio che respiro e mente sono collegati, c’è la meditazione camminata, concentrarsi sul passo, sul qui e ora”.
- Il punto comune di questi diversi metodi?
“Arrivare a un tipo di concentrazione diversa da quella abituale”
- La meditazione in Oriente nasce in ambito religioso, in Occidente si può fare un po’ ovunque, fioriscono corsi anche in palestra. E’ giusto?
“Dipende. In Oriente si dice che chi insegna meditazione deve avere una conoscenza profonda della mente, in Occidente non è detto che non si possa acquisire”.
- Come si fa a riconoscere un insegnamento valido da una moda?
“Non bisogna lasciarsi affascinare dalle apparenze e non bisogna sradicarsi dal proprio ambiente, dalla propria cultura”.
(m.c.)
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NEWTON LAMPI DI GENIO
Scoperte, invenzioni e idee dal mondo
LA SCIENZA CONFERMA: LA MEDITAZIONE AIUTA CONTRO ANSIA E STRESS
E’ la conclusione a cui sono giunti i ricercatori dell’ Università del Wisconsin esaminando l’attività cerebrale di chi compie questi esercizi. Gli scienziati hanno anche notato un incremento delle difese immunitarie
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Qui sopra, le zone attivate dal cervello in risposta a uno stimolo negativo; a sinistra, l’attività del cervello di una neo mamma. |
Si ha la prova concreta che la meditazione aiuta a combattere ansia e stress, da una ricerca di Richard Davidson, dell’ Università del Wisconsin a Madison.
Venticinque persone si sono dedicate alla meditazione sia sotto la sua direzione, sia per conto proprio dopo riunioni di gruppo. I sedici del gruppo di controllo invece non hanno fatto “extra”. I ricercatori hanno poi verificato che i8l gruppo di meditazione mostrava un aumento dell’attività elettrica nell’area sinistra della zona frontale del cervello. Inoltre, a tutti i partecipanti è stato dato un vaccino contro l’influenza alla fine del periodo preso in esame. Ebbene, il gruppo sperimentale ha registrato un incremento degli anticorpi più significativo rispetto a quello di controllo.
Ma grazie alle tecniche di indagine, altre emozioni possono essere verificate visivamente. Per esempio, quando le neo mamme guardano i loro bambini si attiva un’area (in rosso, nell’immagine). Mentre l’area blu si attiva quando la mamma guarda il figlio di un’altra. E, ancora, se una persona vive un’emozione spiacevole, il cervello attiva altre zone (in arancione) in risposta allo stimolo negativo.
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SETTE - CORRIERE DELLA SERA
N. 38 - 2003
Siete appena tornati e siete già stanchi? Non vi preoccupate: la soluzione c’è.
MEDITIAMO
Di Stefania Ulivi
Di casa a West Point e presenza fissa nei corsi universitari, la meditazione è infine approdata nella cattedrale della ricerca scientifica, il Massachusetts Institute of Technology, dove lo scorso weekend si è tenuto un incontro tra il Dalai Lama e un gruppo di scienziati intenzionati ad approfondire le possibilità di scambio tra due mondi lontani come il buddismo tibetano e le scienze comportamentali. Punto d’incontro, le pratiche di meditazione su cui si moltiplicano negli ultimissimi anni gli studi medico-scientifici. Insomma, la meditazione è contagiosa: non fa male a nessuno, anzi si ingrossa ogni giorno la schiera di coloro che sono convinti (medici in testa vedi box qui accanto) che faccia benissimo. Le tecniche sono moltissime, principalmente di antica derivazione buddista o induista. C’è chi sceglie la meditazione yoga, chi quella zen, o quella buddista, quella trascendentale, quella eugenetica, quella dinamica. Non è detto che si colleghi a un’esperienza di natura mistica o religiosa. Gli americani, capaci di un pragmatismo stupefacente, non disdegnano manuali come Eight Minutes That Will Ch’ange Your Life di Victor Davich, come dire, basta il pensiero. E come ogni trend che si rispetti,vanta un cospicuo numero di celebri praticanti, madonna, l’avanguardista per eccellenza, e Sting, altro anticipatore di tendenze, ma anche Goldie Hawn, Jim Carrey, Shania Twain, Mariel Hemingway, Heather Graham, Woody Harrelson, l’insospettabile Al Gore. Da noi meditano con soddisfazione Roberto Baggio, Patty Pravo, Ornella Muti, Persino un divo da telenovela come Edoardo Costa sostiene di non poterne più fare a meno. Anche in Italia l’offerta è infinita e molto, fin troppo, variegata. Provate a fare una banalissima ricerca su Internet con Google. Troverete una quantità fantasmagorica di siti che vi promettono mens sana in corpore sano come se fosse una passeggiata: “Chi sa meditare vive più serenamente, accetta bene anche le peggiori difficoltà della vita (sempre documentato scientificamente), acquisisce carisma e stimola negli altri le reazioni più favorevoli. Raggiunge più facilmente il successo e soprattutto può realizzare i suoi obiettivi con minore difficoltà”. I meditanti convinti (e veramente praticanti) se la ridono di tanto semplicismo. “La meditazione è un’arma di grande conoscenza e armonia, ma prima di tutto di grande lavoro su se stessi” racconta Ornella Muti, che, ci tiene a specificare, è da cinque anni felicemente buddista. “La mia è anche un’esperienza mistica, la meditazione non necessariamente lo è. E’ un allenamento continuo”. Lei si dichiara trasformata da quest’esperienza. “Lo dico con naturalezza, a me ha cambiato la vita, mi aiuta a essere un’altra persona”. Anche quando si trova sul set di un film, come in Uomini & Donne, Amori e Bugie di Eleonora Giorni (in uscita il prossimo 3 ottobre), a interpretare una donna che perde il baricentro, la pratica le viene in soccorso. “Certo, riuscire a concentrarsi sull’attimo che stai vivendo è fondamentale per un attore, ma non si può ridurre la questione a un’ utilità pratica, E’ vero che ogni volta che mi trovo di fronte a una difficoltà di qualunque natura, la pratica mi centra subito, mi rimette al posto giusto”. Proprio dalle difficoltà, anche molto dolorose, Atonia Carosella è approdata alla meditazione, Oggi la insegna in corsi settimanali che mensili (www.simaiss.it), anche a medici e psicologi, nella scuola diretta dal marito, il medico Francesco Bottaccioli, con cui ha appena pubblicato Meditazione, psiche e cervello (Tecniche nuove). Un approccio molto laico il loro, a sottolineare che meditazione e religiosità non devono necessariamente coincidere. “Quando qualche allievo mi dice:”Ho visto la luce”, io ci scherzo: magari si sarà aperta la finestra”. A loro si rivolgono professionisti, insegnanti, operai, studenti, L’età media è dai trent’anni in su, A tutti viene spiegato che “una corretta meditazione non ha un fine, brilla di luce propria”, tutti sono spinti a “essere autonomi, non vogliamo creare dipendenze”. Chi va da loro cerca una liberazione: dallo stress, dalle paure. “Ma nel contempo spesso c’è la paura di cambiare. Siamo così abituati ai nostri malesseri che in essi ci riconosciamo. Le persone arrivano da noi spinte da problemi personali, di salute, di rapporti, da delusioni, Piano piano dimenticano perché sono venute”. E così scelgono di continuare. Insomma, in breve i non meditanti rischiano di diventare una delle sempre più spartite tribù di chi non sa stare al mondo, accanto ai fumatori, ai carnivori, ai sedentari, ai grassi. Così malsani, se messi a confronto con chi ha imparato a lasciarsi alle spalle acciacchi e angosce. Lo sanno anche loro, i meditanti convinti, che una cosa assai seria e impegnativa rischia di passare sotto lo schiacciasassi delle tendenze di moda, ma se ne preoccupano poco.”Ora è il nuovo giocattolino”, scherza il manager Raimondo Boggia, presidente dell’ Alchera Group e di Parole di cotone, “poi ne arriverà un altro”. Lui medita da oltre vent’anni. “Quando ho iniziato era socialmente vietato, sia a sinistra che a destra. Così dicevo che andavo in palestra, per non dover dare spiegazioni”. Sociologo di formazione, Boggia cerca le motivazioni di questa straordinaria popolarità. “Il processo di secolarizzazione delle società occidentali ha liberato uno spazio per l’emergere di nuove forme di spiritualità laiche. Soprattutto nel mondo urbano la meditazione dà risposte di adattamento e armonia. Ma attenzione, non è una nuova panacea”. Come ha scritto Roberto Baggio nella sua autobiografia Una porta nel cielo: “Tutto ciò che rischia di confondere la meditazione con qualcosa di eccessivamente rigido, che toglie naturalezza, non mi convince”. Stefania Ulivi
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PRIMA E DOPO LA MEDITAZIONE
Nei due disegni è evidenziato il decremento dell’attività delle onde beta )indicate dai colori più luminosi) dopo 20 minuti di seduta meditativa. Indice che la corteccia cerebrale non sta elaborando informazioni alla velocità abituale.
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“Considero la salute e il suo mantenimento come uno sgabello a tre gambe. Una gamba sono i farmaci; la seconda la chirurgia; la terza, indispensabile. È la cura di se stessi: attraverso l’alimentazione, l’esercizio fisico e la Risposta rilassante”.
E’ un termine che il dottor Herbert Benson, 67 anni, professore alla Harvard Medical School e pioniere della ricerca scientifica sull’interazione fra corpo e mente, ha coniato negli anni ’70: il suo saggio The relaxtion response (edito in Italia da Rizzoli), best seller da milioni di copie, ha aperto la strada a tutti i successivi studi sui poteri terapeutici delle tecniche rilassanti. Presidente del Mind/Body Medical Institute e autore del più recente The Breakout Principle, Benson è stato il primo, nel 1967, a “ misurare” le variazioni corporee in un gruppo di meditatori trascendentali e a scoprire che, quando meditavano, consumavano il 17% in meno di ossigeno. Il ritmo cardiaco di riduceva di tre battiti al minuto e l’attività delle onde beta nel loro cervello quasi si azzerava mentre aumentavano le onde theta, quelle del pre-sonno. Le sue ricerche sollevarono critiche molto aspre, oggi sono parte integrante di molte terapie mediche, Almeno in America.
Professore, in quali casi la meditazione può essere di aiuto per guarire una malattia?
“In tutte le patologie influenzate dallo stress come gli stati d’ansia, la depressione, l’ipertensione, le irregolarità cardiache, l’insonnia, gli stati di dolore, i disordini gastrointestinali, la sindrome premestruale e la menopausa, la scarsa performance sessuale negli uomini. Riducendo lo stress, può attenuare notevolmente i sintomi di gravi patologie come il cancro o l’ Aids… Tra il 60 e il 90% delle visite mediche sono per problematiche correlate allo stress, che gli scienziati definiscono la Fight response (o risposta combattiva). La risposta rilassante è il contraltare allo stress e tutti noi la possediamo naturalmente”.
Come si attiva?
“In due tappe. La prima è la ripetizione, che può essere di una parola, un suono, una preghiera o anche un movimento. La seconda tappa avviene ignorando le immagini o i pensieri che vengono in mente”.
Qual è la forma di meditazione migliore?
“La meditazione in realtà è soltanto una delle possibili tecniche che attivano la risposta rilassante. Da secoli in Italia essa si ottiene, per esempio, attraverso la recitazione del rosario: mentre si prega, si ignorano tutti gli altri pensieri e ci si concentra sulla ripetizione producendo, magari senza rendersene conto, una risposta rilassante. Lo stesso accade con pratiche non religiose come lo yoga, il tai chi, o la ripetizione di normali parole come Love, amore, Il metodo è una scelta personale. In India si usa l’Om, in Italia l’Ave Maria. Ma il processo fisiologico è lo stesso, l’organismo reagisce allo stesso modo”.
Ossia?
“Grazie alle immagini di risonanza magnetica siamo in grado di “fotografare” i cambiamenti che avvengono nel cervello: la ripetizione stimola particolari aree dell’ipotalamo e il cervello cade in uno stato di profonda quiete. Studi recenti sembrano confermare che la molecola coinvolta sia la nitric oxiee, un gas che liberandosi nel corpo neutralizza l’adrenalina, l’ormone dello stress”.
Imparare a rilassarsi è difficile?
“Tutt’altro. La gente lo fa da secoli. Non abbiamo scoperto nulla, abbiamo solo trovato le prove scientifiche dei suoi effetti”.
Sara Gandolfi
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(clicca sull'immagine per ingrandirla)
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Stampa estera
THE NEW YORK TIMES
(Trad. la Repubblica - Scienza e tecnologia)
Lunedì 21 maggio 2007
La meditazione rende il cervello più scattante
Di Sandra Blakeslee
Quando si medita ci si concentra sulla propria respirazione. Man mano che i pensieri affiorano spontaneamente, li si lascia sfumare. Si respira, si lasciano sfumare... Secondo uno studio pubblicato sull'edizione online della rivista PloSBiology, tre mesi di allenamento rigoroso a questo tipo di respirazione cambiano radicalmente il modo col quale il cervello presta attenzione.
Sembra infatti che la capacità di lasciar sfumare i pensieri che vengono in mente liberi il cervello, rendendolo capace di far fronte a ciò che muta rapidamente. Lo sostiene l'autore dello studio, il professor Richard Davidson, docente di psicologia e psichiatria all'Università del Wisconsin, secondo il quale chi è esperto inmeditazione sa meglio individuare rispetto ad altri gli stimoli che cambiano rapidamente, per esempio le espressioni emotivedel volto.
Ron Magnun, direttore del Center for Mind and Brain dell'Università della California, non coinvolto nello studio, ha definito la scoperta molto promettente.
"Fornisce alle neuroscienze la riprova che i cambiamenti nel funzionamento del cervello possono essere indotti con un training mentale".
Lo studio ha sfruttatou n fenomeno celebrale definito "blink dell'attenzione". Nel corso di un esperimento, un certo numero di fotografie di un cane sanbernardo e di uno scottish terrier sono state mostrate ad alcuni soggetti in sequenze di un secondo l'una dall'altra, inserite all'interno diuna serie di venti immagini di gatti. La maggior parte delle persone non è riuscita a vedere il secondo cane. I loro cervelli si sono per così dire "spenti per una frazione di secondo". Gli scienziati lo spiegano come un'errata allocazione dell'attenzione: le immagini si succedono troppo velocemente perchè il cervello possa individuare il secondo stimolo, e in un certo senso la facoltà di percepire è soppressa.
Ma secondo il dottor Davidson, il blink non è un problema insormontabile: la maggior parte delle persone riesce infatti talvolta a percepire la seconda immagine. Potrebbe essere quindi possibile esercitare una forma di controllo, non necessariamente volontaria, su come allocare l'attenzione.
Nello studio 17 volontari senza alcuna esperienza di meditazione hanno trascorso tre mesi presso l'Insight Meditation Society di Barre, in Massachussets, meditando dalle dieci alle dodici ore al giorno. Un gruppo di controllo di principianti ha meditato invece per venti minuti al giorno per il medesimo lasso di tempo. Entrambi i gruppi sono poi stati sottoposti a un test del blink dell'attenzione effettuato con due numeri inseriti a caso in una sequenza di lettere. Tutti i soggetti hanno individuato il primo numero, ma i tracciati celebrali hanno mostrato che i soggetti che avevano meditato di meno e avevano meno esperienza tendevano a cogliere il primo numero e a concentrarvisi, perdendo il passaggio del secondo. I più esperti in fatto di meditazione hanno fatto attenzione al primo numero, mostrando un'abilità superiore nell'individuare il secondo numero. Davidson dice che finora si riteneva che il blink dell'attenzione fosse una proprietà fissa e immutabile del sistema nervoso, mentre lo studio dimostra che con la pratica si è in grado di modificarlo.
L'attenzione e la concentrazione sono abilità flessibili nelle quali è possibile esercitarsi.
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BBC NEWS - WORLD EDITION
Wednesday, 5 February, 2003, 01:33 GMT
Meditation 'good for brain'
Scientists say they have found evidence that meditation has a biological effect on the body.
A small-scale study suggests it could boost parts of the brain and the immune system.
Meditation has been practised since ancient times, mainly in the East.
It is now catching on worldwide as a means to reduce stress or to help with pain caused by various illnesses.
Researchers at the University of Wisconsin-Madison in the United States enrolled 41 people in a trial of so-called "mindfulness" meditation.
It is a technique developed by an American stress reduction specialist - Jon Kabat-Zinn - for helping hospital patients deal with pain and discomfort.
Encouraging
Twenty five of the subjects attended a weekly class and one seven-hour retreat during the study; they were also given exercises to carry out at home. The others did not receive meditation training and acted as a control group.
After eight weeks, the researchers measured electrical activity in the frontal part of the brain. They say this region was more active on the left side in the individuals who meditated and was associated with lower anxiety and a more positive emotional state.
Participants were also given a flu jab at the start of the study and those who meditated had higher levels of antibody, say the researchers, led by Dr Richard Davidson.
"Although our study is preliminary and more research clearly is warranted we are very encouraged by these results," he said.
Caution
A British expert says the results - published in the journal Psychosomatic Medicine - are interesting but need further scrutiny.
"There is increasing evidence that meditation is a useful and, for some people, a powerful therapy," said Dr Adrian White of the department of Complementary Medicine at the University of Exeter.
"But we still need more information to determine who it helps and precisely what its benefits are."
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BBC NEWS - WORLD EDITION
Friday, 1 March, 2002, 08:38 GMT
Meditation mapped in monks
During meditation, people often feel a sense of no space
Scientists investigating the effect of the meditative state on Buddhist monk's brains have found that portions of the organ previously active become quiet, whilst pacified areas become stimulated.
Andrew Newberg, a radiologist at the University of Pennsylvania, US, told BBC World Service's Discovery programme: "I think we are poised at a wonderful time in our history to be able to explore religion and spirituality in a way which was never thought possible."
Using a brain imaging technique, Newberg and his team studied a group of Tibetan Buddhist monks as they meditated for approximately one hour.
When they reached a transcendental high, they were asked to pull a kite string to their right, releasing an injection of a radioactive tracer. By injecting a tiny amount of radioactive marker into the bloodstream of a deep meditator, the scientists soon saw how the dye moved to active parts of the brain.
Sense of space
Later, once the subjects had finished meditating, the regions were imaged and the meditation state compared with the normal waking state.
The scans provided remarkable clues about what goes on in the brain during meditation.
"There was an increase in activity in the front part of the brain, the area that is activated when anyone focuses attention on a particular task," Dr Newberg explained.
In addition, a notable decrease in activity in the back part of the brain, or parietal lobe, recognised as the area responsible for orientation, reinforced the general suggestion that meditation leads to a lack of spatial awareness.
Dr Newberg explained: "During meditation, people have a loss of the sense of self and frequently experience a sense of no space and time and that was exactly what we saw."
Prayer power
The complex interaction between different areas of the brain also resembles the pattern of activity that occurs during other so-called spiritual or mystical experiences.
Dr Newberg's earlier studies have involved the brain activity of Franciscan nuns during a type of prayer known as "centring".
As the prayer has a verbal element other parts of the brain are used but Dr Newberg also found that they, "activated the attention area of the brain, and diminished activity in the orientation area."
This is not the first time that scientists have investigated spirituality. In 1998, the healing benefits of prayer were alluded to when a group of scientists in the US studied how patients with heart conditions experienced fewer complications following periods of "intercessory prayer".
Inner world
And at the annual meeting of the American Association for the Advancement of Science in Boston last month, scientists from Stanford University detailed their research into the positive affects that hypnotherapy can have in helping people cope with long-term illnesses.
Scientific study of both the physical world and the inner world of human experiences are, according to Dr Newberg, equally beneficial.
"When someone has a mystical experience, they perceive that sense of reality to be far greater and far clearer than our usual everyday sense of reality," he said.
He added: "Since the sense of spiritual reality is more powerful and clear, perhaps that sense of reality is more accurate than our scientific everyday sense of reality."
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YALE UNIVERSITY
Office of Public Affairs
Media information > News release
November 10, 2005
Meditation Associated with Increased Grey Matter in the Brain
New Haven, Conn. — Meditation is known to alter resting brain patterns, suggesting long lasting brain changes, but a new study by researchers from Yale, Harvard, Massachusetts General Hospital, and the Massachusetts Institute of Technology shows meditation also is associated with increased cortical thickness.
The structural changes were found in areas of the brain that are important for sensory, cognitive and emotional processing, the researchers report in the November issue of NeuroReport.
Although the study included only 20 participants, all with extensive training in Buddhist Insight meditation, the results are significant, said Jeremy Gray, assistant professor of psychology at Yale and co-author of the study led by Sara Lazar, assistant in psychology at Massachusetts General Hospital.
“What is most fascinating to me is the suggestion that meditation practice can change anyone’s grey matter,” Gray said. “The study participants were people with jobs and families. They just meditated on average 40 minutes each day, you don’t have to be a monk.”
Magnetic resonance imaging showed that regular practice of meditation is associated with increased thickness in a subset of cortical regions related to sensory, auditory, visual and internal perception, such as heart rate or breathing. The researchers also found that regular meditation practice may slow age-related thinning of the frontal cortex.
“Most of the regions identified in this study were found in the right hemisphere,” the researchers said. “The right hemisphere is essential for sustaining attention, which is a central practice of Insight meditation.”
They said other forms of yoga and meditation likely have a similar impact on cortical structure, although each tradition would be expected to have a slightly different pattern of cortical thickening based on the specific mental exercises involved.
Co-authors include Catherine Kerr, Rachel Wasserman Jeffery Dusek, Herbert Benson and Metta McGarvey, Harvard; Douglas Greve, Brian Quinn, Bruce Fischl, Michael Treadway and Scott Rauch, Massachusetts General Hospital, and Christopher Moore, Massachusetts Institute of Technology.
NeuroReport 16: 1893-1897 (November 28, 2005)