Glossario


Antiche scuole

Storicamente, s'intendono le scuole d'Egitto, la Scuola pitagorica, caldea, orfica, platonica, dei Vedanta, degli Esseni, dei Sufi, dei Dervisci Mehvlevi, tibetana, braminica, zarathustrana, kabbalistica, Samkya, logica. Senza contare tutte le scuole, che sono state alla base delle religioni di tutto il pianeta e molte altre, che troviamo più o meno contaminate ed esposte alla secolarizzazione o alla degenerazione. Queste scuole hanno tramandato, sotto diverse forme, un fitto intreccio di informazioni e conoscenze, per lo più in maniera ermetica, per impedirne appunto la degenerazione e l'uso scorretto. Moltissimo è andato perso. Si diceva che, in antichità, le cosiddette scuole filosofiche fossero in India, quelle teoriche in Egitto e quelle pratiche in Persia, Mesopotamia, Fenicia, Turchia. Vi è una radice comune, che ha attraversato la storia dell'umanità: il tentativo continuo di evoluzione delle possibilità intrinseche negli esseri umani, sviluppandone la coscienza. La vera storia delle scuole di consapevolezza va vista alla luce di un continuo processo, soggetto a immersioni millenarie, a seconda delle macro condizioni (sociali, economiche, climatiche, geologiche, eccetera): una specie di fenomeno carsico, coperto o scoperto, ma sempre ininterrotto nel suo fluire e nella sua continuità storica. Ogni volta che la scuola si manifesta, in essa si possono trovare i collegamenti con tutto il movimento evolutivo della coscienza della nostra specie. Le definiamo Antiche Scuole per sottolineare la continuità storica, millenaria, in realtà appaiono tutte le volte che le condizioni umane e generali ne permettono la formazione. È un evento unico e storicamente irripetibile, sempre innovativo, pur avendo radici più che millenarie. Nasce come un fiore su un terreno composto da sostanze create in condizioni irripetibili e, se riesce a vivere, il suo profumo e i suoi colori sono direttamente collegati al clima e all'ambiente.

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Attenzione divisa

Normalmente l'uomo automatico manda la sua attenzione continuamente all'esterno, in maniera automatica, lasciandosi assorbire quasi completamente, identificandosi e destabilizzandosi per un nonnulla. Quindi, vive costantemente lontano da se stesso. Attenzione divisa significa ricordare in ogni momento, che si sta compiendo un'azione: guardare all'esterno ricordando continuamente la propria presenza, sentendosi. Dividere l'attenzione significa impedire consapevolmente questo processo automatico di identificazione. Spezzare coscientemente questo meccanismo ha un simbolo: la freccia a doppia punta. L'attenzione non è più proiettata solo verso l'esterno, ma passa dall'interno all'esterno, permettendo in tal modo di rimanere lucidi, consapevoli di ciò che accade attorno, non facendosi destabilizzare dagli eventi, ricordandosi di sé. Questo processo inizialmente avviene con sforzo, attraverso la volontà e la pratica. Successivamente,
diviene una condizione stabile, uno stato dell'essere.

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Automatismo

Comunemente si ritiene di poter vivere ed evolvere in maniera istintiva. Questa strana sopravvalutazione determina un errore di fondo nell'atteggiamento dell'uomo verso se stesso. Tralasciando, trascurando lo studio di sé, egli non può uscire dall'automatismo e quindi non gli è possibile uno sviluppo reale. Per automatismo si intende essere reattivi ad ogni stimolo, in maniera incosciente o parzialmente cosciente. L'automatismo è un grande regalo del nostro percorso evolutivo, la nostra complessa macchina funziona grazie al fatto che in gran parte è automatica. Noi interagiamo con un ambiente (macrosistema) che è assolutamente automatico e funzionerebbe indipendentemente da noi. L'automatismo è dunque un grande vantaggio da sfruttare: ritiriamo una mano quando un oggetto brucia, respiriamo e ci batte il cuore anche se dormiamo. Esso ci libera da molti fastidi e ci dà la possibilità di occuparci di altro. L'automatismo è una lama a doppio taglio: se non abbiamo le informazioni giuste, se dormiamo o ci illudiamo di essere liberi, esso prende il posto della nostra consapevolezza e funziona come un potente anestetico, facendo della mente un suo strumento.

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Bioenergetica

Modo di comprendere e utilizzare i processi psicofisici per avere coscienza di sé. Secondo il suo ideatore, Alexander Lowen, la produzione di energia, attraverso la respirazione e il metabolismo, e la scarica di energia, attraverso il movimento, sono le funzioni basilari della vita e da queste dipende la risposta alle situazioni, che si presentano quotidianamente. È uno dei primi approcci esperienziali alla teoria psicanalitica.

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Centratura

Centratura non è concentrazione, non è focalizzare l'attenzione su qualcosa è piuttosto un allargamento della propria attenzione, riuscire a tenere conto di più aspetti contemporaneamente. La possibilità di essere attenti a più elementi contemporaneamente permette una visione globale e non limitata, permette di scegliere considerando tutti gli elementi e le informazioni a disposizione. L'effetto della centratura si vede nelle situazioni di attrito. In una situazione difficile, se siamo centrati, riusciamo ad agire per il meglio, non ci facciamo destabilizzare dagli eventi. La centratura si vede anche nelle piccole cose quotidiane, come, per semplificare, non tagliarsi mentre si affetta il pane. Quindi, essere svegli nelle cose che si fanno. Essere centrati è legato ad essere presenti a se stessi.

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Comprendere

La comprensione si attua quando un individuo riesce a far procedere di pari passo l'esperienza con la conoscenza. La condizione sine qua no per raggiungere la comprensione è essere presenti a se stessi (riconoscere il sé). La comprensione è un fenomeno in costante evoluzione, l'intelligenza è imparare ad accettare il processo di comprensione, il mutamento e la possibile evoluzione costante. Pensate alla differenza tra sapere ed essere: per comprendere diversamente occorre un cambiamento dell'essere. Quando si è completamente automatici si pensa di comprendere tutto o, quanto meno, di essere in grado di comprendere tutto; si pensa che, se ci sono le condizioni, questo sia possibile anche teoricamente. Ma è proprio quando si comincia a sentire visceralmente di non comprendere, che si inizia ad avere l'impressione giusta e ad iniziare il percorso della comprensione. Essa avviene solamente quando vi è correlazione tra i centri. Questa funzione combinata determina la comprensione. La comprensione non è il sapere.

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Consapevolezza

Essere consapevoli, essere consci di ogni fenomeno interno od esterno a noi stessi. La consapevolezza è legata indissolubilmente alla presenza, al ricordo di sé. Una persona può essere consapevole di un oggetto o di un fenomeno solo se è presente a se stessa. Per la scuola, la consapevolezza diviene un insieme di azioni, che determinano, come risultato, la coscienza di sé.

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Essere presenti

In condizioni ordinarie, noi non ricordiamo noi stessi, cioè non siamo presenti a noi stessi al momento della percezione di un'emozione, di un pensiero o di un'azione. Ricordarsi di se stessi mentre si compie qualsiasi azione è già essere presenti, già nel tentativo vi è presenza. Essere presenti non è qualcosa di statico, qualcosa da raggiungere come un traguardo, ma è una tappa che permette al ricercatore di iniziare l'affascinante viaggio della coscienza nel mondo reale, è innescare un processo dinamico di apprendimento costante.

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Evoluzione interiore dell'uomo

È fondamentale comprendere che non esiste la possibilità di un evoluzione meccanica. L'unica evoluzione possibile per la Specie è l'evoluzione della coscienza e la coscienza non può evolvere inconsciamente. L'evoluzione dell'uomo è verificabile attraverso la sua reale possibilità di fare; ovviamente, il fare non può essere il risultato di ciò che accade inconsapevolmente. Evolvere significa anche sviluppare quelle potenzialità e possibilità, che non si sviluppano spontaneamente, meccanicamente, come ad esempio accade per la volontà. È certamente un processo di crescita cosciente e continuo, che comprende l'interazione tra l'esperienza e la conoscenza.

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Karma

Significa azione, il principio attivo del gioco, l'universo intero in azione, dove tutto è dinamicamente connesso con il resto. È uno degli elementi fondamentali non solo dell'Induismo, ma anche del Jainismo e del Buddismo; ha come radice kri, che significa: fare, radice, l'incatenamento di causa ed effetto, l'occorrenza. Così la parola karma designa ad un tempo tutte le azioni e gli effetti di cui le azioni anteriori sono le cause. Indica il "fare" consapevole, come la strada per spezzare la ripetitività automatica e consequenziale. Occorre riportare il senso della parola nel presente, ove le azioni determinano conseguenze. L'elemento che determina il cambiamento è la coscienza con cui si compiono le azioni. Karma non è una forza statica, ma il principio dinamico, attivatore di ogni processo vitale, che coordina la successione di tutti i momenti dell'esistere. La legge del Karma è strettamente connessa a quella del tre, all'interagire costante delle forze che producono il continuo mutamento dell'universo, come se tutto fosse appena fatto.

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Identificazione

Per la natura stessa dell'apprendimento, l'uomo si identifica e accentra la propria attenzione su alcuni particolari, escludendo il resto. Questo è funzionale al processo di apprendimento. Se questo meccanismo non viene scoperto e compreso, il fenomeno può spesso ottenere l'effetto contrario: non vi è reale apprendimento e sviluppo delle capacità di comprensione e intelligenza, ma solo la strada di minor attrito, l'imitazione o il riprodurre schemi di comportamento appresi per osmosi, non vi è ragionamento e pensiero autonomo. I processi di identificazione sono profondamente collegati ai continui stati di sogno e autoipnosi degli esseri umani. Nel lavoro sulla propria autoconsapevolezza, è fondamentale iniziare ad osservare questi fenomeni identificativi e imparare per prima cosa a non identificarsi con le proprie emozioni negative, poi ad osservare il proprio ego e la propria personalità.

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Libero arbitrio

È scritto: "l'uomo ha il libero arbitrio". Probabilmente sarebbe stato più corretto scrivere: "l'uomo ha la possibilità del libero arbitrio" oppure "l'uomo consapevole ha il libero arbitrio". Questo assioma può sviare l'individuo da una sana e spassionata osservazione oggettiva della propria condizione, dandogli l'illusione di essere già libero e, in tal modo, egli non farà mai il tentativo di esserlo.

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Menzogna

L'uomo automatico inganna inconsapevolmente se stesso e gli altri. Identificato con il proprio ego e la propria personalità, egli non conosce se stesso ed ogni sua azione non è frutto di una scelta consapevole, ma indotta da numerosi condizionamenti. L'uomo automatico parla, compie azioni nella falsa convinzione di essere libero e di agire consapevolmente, ma è molto lontano da ciò che realmente sarebbe il suo volere. Inconsapevolmente inganna se stesso, è preda dell'immaginario automatico che lo porta a vivere in un continuo sogno ad occhi aperti. Dire la verità è cosa difficile, non è solo una decisione superficiale: per dire la verità occorre fare e per fare occorre essere. Dice Gurdjieff: "per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere cosa è la verità e cosa la menzogna; e prima di tutto in se stessi. E questo nessuno lo vuol conoscere." Porfirio riferisce uno dei precetti essenziali di Pitagora: " Dire la verità, perché solamente ciò può rendere simili al dio". Anche la divinità della religione irànica Ahura Madza poneva il principio della verità al disopra di ogni altro precetto etico. Il passaggio obbligato sulla via del lavoro su se stessi è dirsi la verità su se stessi. Per farlo occorre un notevole sforzo, perché siamo così abituati a mentire, tanto a noi stessi che agli altri, da non riuscire più a trovare né le parole né i pensieri quando vogliamo realmente dire la verità. Smettere di mentire a se stessi richiede sforzo e verità.

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Stato di coscienza

Vi sono diversi stati di coscienza possibili per l'uomo.
Il primo stato di coscienza, quello che comunemente viene chiamato sonno (quello not-turno, ad esempio), è uno stato che viene vissuto in maniera quasi completamente passiva; in questo stato le persone trascorrono un terzo e, spesso, anche la metà della vita.
Nel secondo stato di coscienza, definito "coscienza lucida" o "stato di veglia della coscienza", l'individuo compie vari atti, come comunicare, muoversi, progettare, fare guerre, filosofeggiare, studiare l'altrui psicologia e molto altro. Gran parte della vita viene trascorsa normalmente in questo stato di "coscienza lucida", che altro non è che un prolungamento del primo stato. La comprensione di ciò rende possibile il cambiamento. In questo falso stato di "coscienza lucida", che per coloro che lavorano su se stessi viene definito "sonno", si muove la stragrande maggioranza dell'umanità. In questo stato, come in quello del sonno notturno, la mente continua a sognare e ad immaginare in maniera automatica. È quindi ovvio che la condizione sine qua no per uscire da questo stato è la presa di coscienza di essere in tale stato.
Esiste poi un terzo stato, che possiamo definire di coscienza di sè, ove ci si ricorda di sé, si ha coscienza del proprio essere. La scienza contemporanea parte dall'assioma, che questo stato sia normalmente possibile. Ma il dare per scontato l'essere coscienti e liberi è molto dannoso, e ancora più dannoso è convincersi sia sufficiente desiderarlo. Sono necessarie determinazione ed autodisciplina per cominciare a modificare le cose, per incamminarsi sulla strada del ricordo di sé. È necessario cercare la conoscenza, è fondamentale l'esperienza per permettere la crescita della comprensione. Questo è lo scopo principale delle scuole. La grande Maestra è la propria vita.
Il quarto stato di coscienza è la coscienza obiettiva. Quando un individuo si trova in questa condizione, viene definito "illuminato". Pur rimanendo un comunissimo e normale essere umano, egli vedrà le cose per quello che sono. Per l'uomo immerso nel sonno, questo stato è praticamente inconcepibile e l'individuo "illuminato" diviene una specie di semi-Dio da adorare o un demone da eliminare. Un individuo che arriva alla "coscienza obiettiva" può scegliere di aiutare gli altri a trovare la strada del risveglio. Tra uno stato di coscienza e l'altro, possono determinarsi molteplici sfumature, che richiedono uno studio individuale del proprio corpo-coscienza.
Storicamente, le Scuole debbono essere formate da individui che appartengono a tutti gli stati di coscienza. Vi devono essere delle proporzioni anche in questo, perché ogni disequilibrio determinerebbe la fine di una Scuola reale. L'insieme degli individui determina il processo evolutivo e di comprensione insegnato nelle Scuole.

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Uomo automatico

Colui che è totalmente o parzialmente inconsapevole di se stesso. È un individuo che compie azioni che non percepisce. È colui che non agisce, ma reagisce in modo automatico alle situazioni, convinto di essere padrone delle sue azioni. Completamente identificato con il suo ego, dorme non sapendo di dormire e quindi non fa nulla per svegliarsi. Nella visione Gurdjieffiana, è l'uomo numero 1, quello confuso e diviso dalle lingue, dalle religioni, dalle identità razziali, quell'uomo che viene descritto: "fortemente condizionato dai macrosistemi a tal punto da divenirne il nutrimento inconsapevole". L'automatismo si sconfigge attraverso l'osservazione. Una macchina consapevole di sé, non è più una macchina, le azioni cessano di essere automatiche.

 

           
 
 
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